Snack Bar Blues: Vita E Morte Danzano Sulle Note Di Neil Young

Scritto da il 24 Luglio 2024

snack bar blues locandina filmDennis Hopper è sceso dal suo chopper (Easy rider) e regala, a nostro modesto parere, questo gioiellino forse sconosciuto ai più che in Italia è uscito con il titolo di Snack Bar Blues (Out Of The Blue), pellicola del 1980 che lui stesso ha diretto e recitato.

La storia è ambientata nella profonda provincia americana e narra le vicende di Cindy “Cebe” Barnes (interpretata magistralmente dalla compianta Linda Manz), un’adolescente complicata e figlia unica di un padre alcolizzato (che quand’era bambina le ha riservato morbose attenzioni), con in più la madre eroinomane.

Mentre il padre è alla guida del suo mastodontico camion, accompagnando proprio la figlia a scuola, beve un sorso e non si accorge di uno scuolabus in panne nel bel mezzo della strada;  lo centra in pieno, causando la morte di 15 bambini.
Per Cebe, è l’inizio della fine.

Il titolo originale del film “Out Of The Blue” prende spunto da una canzone di Neil Young: my my hey hey (Out Of The Blue) contenuta nell’album “Rust Never Sleeps” del 1979. Canzone che parla della naturale fugacità del successo e di come sia difficile restare allo stesso tempo un punto di riferimento e un artista di un certo spessore, nonostante l’inebriante sapore della popolarità.

Questo brano parla anche di come si possa essere facilmente dimenticati dai fan ed entrare all’improvviso nel nero più assoluto “out of the blue and into the black”.

Nel brano, Young fa riferimento a tre artisti in particolare: il gruppo vocale Danny & the Juniors con un verso contenuto nel loro brano At The Hop: “Rock and roll is here to stay” – il rock and roll è qui per restare; Johnny Rotten (pseudonimo di John Lydon), cantante del gruppo propulsore Punk Rock The Sex Pistols “This is the story of a Johnny Rotten” – questa è la storia di Johnny Rotten; ed Elvis Presley, morto nel 1977. Due anni prima che questa canzone venisse incisa “The king is gone but he’s not forgotten” – il Re se n’è andato, ma non è stato dimenticato.

Questa canzone viene riproposta più volte durante il film, forse a voler richiamare all’ordine lo spettatore più distratto o magari perché “morte e nascita” rappresentano il contrasto sui quali il film si basa. Lo vediamo con Cebe, addolorata per la morte di Elvis, verso il quale nutre una profonda dedizione e la curiosità verso il neonato Punk che la attira e la respinge allo stesso tempo.

La passione di Cebe per Elvis ci dà modo di ascoltare alcuni suoi brani tra i quali Heartbreak Hotel,  inciso nel 1956 e cantata all’ “Ed Sullivan Show” durante una delle sue celebri apparizioni nel programma. Il testo è stato scritto da Tommy Durden, chitarrista metal di Nashvill, uno che prima riparava lavastoviglie. Durden ha dichiarato di aver trovato ispirazione da un articolo di giornale che parlava di un uomo suicida che aveva lasciato un biglietto con su scritto “cammino per una strada solitaria”. La musica è di Mae Boren Axton, altro cantautore di Nashville.

Altro brano di Elvis incluso nella colonna sonora è (Let Me Be Your) Teddy Bear contenuta nell’album “Loving You” del 1957. Fu scritto da Kal Mann e Bernie Lowe appositamente per il secondo lungometraggio che vede il Re del Rock And Roll protagonista e che porta lo stesso titolo dalla canzone. Già il giorno prima del lancio del film, il brano andò in cima alle classifiche dove rimase per sette settimane.

Come già anticipato, l’altra faccia della medaglia del film è il Punk. Cebe tra le sue scorribande si ritrova a un concerto dei Pointed Sticks, storica band canadese di cui ascoltiamo Out of Luck, brano che dà il titolo all’omonimo album del 1979. Ma il legame tra Punk e questo film non finisce qui, infatti i Primal Scream, nel loro brano Kill All Hippies, includono un campionamento della voce di Cebe mentre recita il motto “subvert normality. Punk is not sexual, it’s just aggression. Destroy. Kill all hippies” – sovvertire la normalità. Il punk non è sensuale, è solo aggressività. Distruggere. Uccidi tutti gli hippy.

Altro brano di spicco è Trasher, sempre di Neil Young e anch’esso contenuto nell’album “Rust Never Sleeps” del 1979. La canzone parla di formazioni geologiche e agricoltura. Qualcuno potrebbe pensare ad una metafora della morte o al declino del Rock ‘n’ Roll… se lo chiedeste a Neil Young, vi risponderebbe: “Thrasher sono più o meno io che descrivo la mia esperienza con Crosby, Stills & Nash a metà degli anni ’70”.

Naturalmente ci sono altre canzoni all’interno di questo film che vi invitiamo ad ascoltare. Per quanto ci riguarda, concludiamo la carrellata di titoli segnalando Sorry just won’t do eseguita da Jim Byrnes. Cercatela sul tubo perché sul Tubo è introvabile altrove (la scena è tratta dal film, non è un videoclip).

Hopper ha una predisposizione naturale a caratterizzare gli antieroi. Quei personaggi che non risultano vincenti, ma vinti dalla vita. Lo abbiamo visto bene in Easy rider e lo vediamo ancora meglio in questo film che, idealmente. vuole essere una chiusura della precedente pellicola.

La regia psichedelica e sporca di Hopper è la vera ciliegina sulla torta. Snack Bar Blues è un film indubbiamente duro da digerire, ma che vale la pena vedere.

Bella la scena finale, quando Cebe trascina la madre dentro l’abitacolo della carcassa del camion di suo padre. “Ti porto lì dove tutto ha avuto inizio”, le dice e dove tutto finisce, con un finale dannatamente punk!

Snack Bar Blues è disponibile sulle seguenti piattaforme streaming: Apple TV, Prime video.

Guarda il trailer

 

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